venerdì 26 aprile 2013

36' CAPITOLO




Sono in attesa con Erica della visita del dottore con Manuel. Sono al settimo cielo per il suo risveglio ma ho una ferita dentro che mi sta lacerando l’anima. Il figlio di Martina è suo. Come potrò riuscire a sopportarlo? Mi ha fatto promettere di non lasciarlo più, di fidarmi di lui, di vivere giorno dopo giorno. Ma so già che Martina sarà un’ombra sul nostro futuro che ci perseguiterà sempre. Un figlio è per sempre e Manuel vorrà far parte della sua vita. Come giusto che sia. Mentre ci penso mi squilla il telefono, è un numero che non conosco, così rispondo.

- “Ciao Helen! Come sta Manuel?”
- “Giulio sei tu?”
- “Si….siamo appena atterrati. Siamo riusciti a partire prima! Tra un po’ siamo in ospedale!”
- “Si è svegliato poco fa! Ora lo stanno visitando!”
- “Oh…grazie al cielo!”
- “Vi aspetto qui! Io devo avvertire Alexis!”


Chiudo la conversazione con Giulio e avverto Alexis della meravigliosa notizia. Presa dall’entusiasmo me ne stavo dimenticando.

Dopo circa mezz’ora arriva Alexis con Luca

- “Ma quanto ci mettono a dirci come sta?!” – esclama Alexis visibilmente agitata
- “Calma amore! Lasciamo fare il loro lavoro!” – la rincuora Luca


Una porta si apre in fondo al corridoio ed eccolo arrivare. È veramente bellissimo nonostante il lungo viaggio e il fuso orario. Mi viene subito incontro. E come se per lui non esistesse altro. Solo io. I suoi occhi brillano. Ora capisco quello che tutti cercano di farmi capire da sempre. Tra noi non potrà mai esserci amicizia. Lui non lo ammetterebbe mai pur di starmi vicino. Farebbe qualsiasi cosa e il suo viaggio qui lo dimostra. Che motivo avrebbe avuto se non per me? Oh Samuel cosa devo fare io con te?

Gli vado incontro e lo abbraccio forte


- “Ciao piccola!”
- “Oh Samu! Grazie d’essere venuto!” – mi stringe il viso tra le sue mani
- “Puoi sempre contare su di me! Lo sai?”
- “Non è vero! Sei scappato via alla prima difficoltà!”
- “Era la cosa migliore che potessi fare! Cos’altro potevo fare?”


Giulio interrompe la nostra conversazione, e mi stringe. Un abbraccio che fa calmare tutte le mie paure, tutte le mie ansie di queste ultime ore. Mi libero in un pianto

- “Shhh…è finita! Cosa dicono i medici?”
- “Sono ancora dentro con lui!”
- “Vedrai che usciranno presto! Ci ha fatto prendere un bel colpo!”


Siamo tutti li in attesa. Io resto abbracciata a Giulio. Il mio sostegno più grande. Ma non potrò mai ringraziare abbastanza con le parole, Erica, per tutto quello che sta facendo per me in questi giorni. Ha lasciato suo marito, la sua vita per stare dietro a sua sorella pazza. Pazza innamorata di un altro pazzo.

Quando i medici escono ci dicono che Manuel sta abbastanza bene, ha superato il coma grazie al nostro aiuto. Ovvio adesso ne avrà un po’ con la ripresa, dovrà fare fisioterapia per riprendersi a pieno ma è forte e ce la farà a superare il tutto e tornare alla sua vita.

Samuel non si è mai staccato da me, compresi i suoi occhi.

- “Posso vederlo?!” – chiedo al dottore
- “Adesso dovrebbe riposare però mi ha chiesto di far entrare una certa Martina! È qui?”
- “Mi scusi dottore potrei vederlo prima?”
- “Helen fatti da parte…ha chiesto di me! Eccomi dottore!”
- “Prego!”


Perché ha chiesto di vedere Martina? Allora ha veramente ragione lei. Ha scelto di stare con lei. A me non resta che lasciare tutto e andare via.

- “Scusate ma io vado in albergo! Non sono gradita qui!”
- “Ehy non dire così!” – mi abbraccia Samuel – “Vedrai che vorrà solo parlare e poi ti farà entrare!”
- “Io me ne vado…non starò ancora qui un minuto di più! Ora si è ripreso!”


Mi slego dall’abbraccio di Samuel e mi precipito fuori dall’ospedale.

Sono distrutta, non so dove andare, sola e in questa città nuova per me.

Non so per quanti isolati ho camminato e sento di essermi persa. Adesso come faccio a tornare in albergo. All’improvviso mi sento chiamare

- “Helen fermati maledizione!”
È Samuel! Mi ha seguita!
- “Lasciami in pace! Voglio stare sola!”
- “Non ci penso minimamente! Sei sola in una città che non conosci, sono le 11 di sera! Prometto che resterò in silenzio ma permettimi di starti accanto!”


Si avvicina cercando di abbracciarmi e io inizialmente respingo il suo braccio, ma lui insiste e io inizio a colpirlo con le braccia sul petto


- “Perché? Perché? Perché?!” – urlo
- “Helen calmati!”
- “Lo odioo! È suo il figlio di Martina! È uno stronzo!”
- “Non farlo Helen! Lo sai che non lo pensi…sei solo arrabbiata adesso!”
- “Riportami a casa ti prego! Non voglio stare più in questa città!”


In silenzio ci avviamo verso l’albergo dove ho lasciato la mia roba con Erica, lascio un messaggio per far sapere che sto tornando a casa. Dopo di che ci dirigiamo in stazione, prenotiamo tramite le macchine automatiche due biglietti per Trento e abbandoniamo quel posto che nelle ultime 48 ore mi ha portato solo tanto dolore.
Ed eccomi di nuovo qui con il mio protettore da Manuel. Quando qualcosa va male lui è sempre qui. Sento che è il momento di affrontare il nostro rapporto


- “Samu scusami per tutto! Sono stata una vera str….!” – non mi fa terminare la frase e mi bacia
Un bacio caldo, appassionato, al quale io non riesco a fermarmi ferita come sono.
- “Riesce sempre a farti male! Perché allora lui, Helen?”
- “Lo amo! Forse più di me stessa!”
- “E lui riesce sempre a deluderti!”
- “Effettivamente questa volta non ha fatto niente! Ma il fatto di aver scoperto di nascosto di suo figlio mi ha fatto male! Poi l’incidente, lui che chiama Martina e non me! Mi sento come una seconda scelta, un ripiego!”
- “Ti capisco benissimo!”
- “Scusami Samu! Non volevo tirare fuori vecchie ferite!”
- “Non sono vecchie piccola mia! Io sono innamorato di te e non devo nasconderlo! E tu continui a tornare nella mia vita! Non riesco ad andare avanti, a dimenticarti!”


Con queste parole il mio mondo crolla. Non mi ero mai resa conto prima di quello che effettivamente Samuel provasse. Ma adesso qui, davanti ai suoi occhi, lo specchio della sua anima, mi sento un mostro. Un mostro che continua a infierire su di lui, a fregarsene dei suoi sentimenti e pensare solo a se stesso. Devo smetterla di usarlo ma adesso è troppo tardi, lui è qui. Noi siamo qui.

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