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- “Com’è andato il viaggio?” – mi chiede
- “Bene! Sono solo 3 ore di treno! Grazie Erica!”
- “Andiamo a casa!”
Ci dirigiamo verso la sua macchina per tornare a casa. Il tragitto dalla stazione alla casa è in assoluto silenzio.
Quando svolta verso la sua casa finalmente sento ancora la sua voce
- “Siamo arrivate! Ora ti faccio vedere la tua camera così se vuoi rinfrescarti un po’!”
- “Si grazie!”
- “Ci vediamo qui tra un’oretta! Ti basta?”
- “Si va benissimo!”
Entro nella camera che mi ospiterà in questi due giorni. È bellissima. Tutta la casa è bellissima. Enorme. La vedo molto felice. O forse è solo felicità apparente?
Il mio pensiero torna a Manuel. Riuscirò a tenere il telefono spento? No Helen la deve pagare. Non può metterti fuori ogni volta che lo ritiene opportuno. Un momento prima sono tutta la sua vita e vuole condividere tutto, il momento dopo ti taglia fuori da tutto. È un po’ dottor jekyll e mister hyde! Lascio il telefono in camera e vado a farmi un bel bagno.
Alle 19 come d’accordo sono pronta. Prendo la mia borsa ma lascio il telefono, spento, in camera. Scendo di sotto. Mia sorella non è ancora qui così ne approfitto per esplorare un po’ la casa. Il soggiorno è enorme, ci sono foto di Erica e Milo di tutti questi anni. Ci sono foto anche dei nostri genitori e ai miei occhi risalta subito una foto dietro tutte le altre, come a volerla nascondere. È una foto di quando eravamo piccoli io, lei e Giulio insieme ai nostri genitori. Che male! Devo sedermi! Non riesco a trattenere il colpo nel vedere quella foto di quando la nostra famiglia era unita e felice. Forse erano i nostri genitori che riuscivano a tenerci uniti. Dopo la loro morte la famiglia è andata a pezzi.
- “Eccoti! Ti senti bene?” – mi chiede Erica vedendomi un po’ turbata
- “Si! Stavo guardando le foto e ho notato quella li dietro!” – dico indicandogliela
- “Ah quella! Su usciamo, andiamo a cena!”
- “Erica?”
- “Dimmi Helen!”
- “Grazie!”
Lei non risponde. Usciamo di casa e andiamo a cenare in un locale molto carino a base di pesce. Adoro il pesce e lei evidentemente ancora se lo ricorda. Quindi non le sono indifferente così come dice.
- “Adoro il pesce!” – rompo il ghiacchio
- “Lo so!”
E ancora una volta la conversazione finisce li.
Dopo cena ci avviamo a casa. Io non sopporto più questo vuoto che si è creato tra noi così decido di affrontare l’argomento
- “Mi dispiace molto per Lucia! Ma tu sai che non è colpa mia!”
- “Ah no? L’avete illusa!”
- “Lei sapeva i sentimenti di Samuel! Non erano ricambiati!”
- “Quella sera vi ha visto che vi baciavate!”
- “E’ stato un errore. Eravamo ubriachi a quella maledetta festa! Perché continui ad accusarmi?”
- “Perché ho rivissuto l’incubo della morte dei nostri genitori! E tu ne eri la causa!”
Ora ho capito. Lei è la più grande di noi tre ed è stata la più legata ai nostri genitori. Io e Giulio eravamo più piccoli. Con la morte di Lucia ha rivissuto la tragedia dei nostri genitori.
- “Sono entrata in terapia! E ne sono uscita solo qualche mese fa! 4 maledetti anni per superare
tutto! Ancora!”
- “Perché ci hai allontanati? Potevamo superarlo assieme! Anche per me non è stato facile!”
- “Ho capito solo con il tempo che avevo sbagliato tutto! E presentandomi alla tua laurea ho voluto
darti un segnale! E come se aspettavo che arrivasse questo momento!”
- “E io l’ho capito subito!”
Vado vicino e l’abbraccio forte. Finalmente come due sorelle, due complici, due anime con lo stesso sangue, la stessa storia e le stesse paure.
- “Milo è contrario al fatto che io ricominci a frequentarti! Ecco perché ti ho detto di venire oggi!”
- “Da una parte lo capisco! Però diamine sono tua sorella!”
- “Una sorella eccezionale! Sapevo tutto di te tramite Giulio! E adesso so che stai con Manuel!”
Sentendo quel nome la mia espressione cambia. Non voglio parlare di lui adesso. Mi fa troppo male il pensiero che lui possa essere li con lei. E io qui sola senza un bricciolo di spiegazione. Vuota. Completamente. Lei se ne accorge
- “Va tutto bene? Tra voi intendo?” – mi chiede
- “Non lo so! Non lo sento da stamattina! È partito per Milano per un viaggio di lavoro,ho ricevuto la
visita della sua ex, l’ho ritrovata in stazione che prendeva un treno per Milano. Sono in completa
confusione! Dice di amarmi ma poi sparisce”
- “Ti posso dare un consiglio?”
- “Anche due!”
- “Hai due soluzioni davanti a te: o lo Lasci marcire nel suo brodo. Fagli provare la sua stessa medicina. Non farti mettere i piedi in testa…oppure corri a Milano da lui e te lo vai a riprendere!”
- “Credo che adotterò la prima! Lo sto già facendo! Ho spento il telefono!”
Passiamo praticamente la nottata sedute in divano, in pigiama a parlare di tutti questi anni in cui siamo state separate.
Sono le 2 di notte quando andiamo a dormire. Diciamo dormire. Ma io proprio non riesco. Non so cosa fare.
Forse ha ragione Erica. Devo andare a riprendermelo. Devo lottare per lui. Ho deciso domani mattina andrò a Milano. E con questa promessa cado in un lungo sonno.
Vengo svegliata la mattina seguente da mia sorella.
– “Helen svegliati! Ti cercano al telefono!”
– “Mmmm...chi è?”
– “E' una certa Martina! Dice di essere tua amica. La conosci?”
Ora sono sveglissima. Come cavolo ha scoperto dove sono? Certo è a Milano con Manuel. Ma come ha ottenuto il numero di casa di mia sorella? Un po' riluttante mi alzo dal letto e afferro la cornetta che mia sorella tiene in mano
– “Si pronto?”
– “Helen scusami non vorrei disturbarti ma Manuel ha avuto un incidente questa notte. È all'ospedale di Milano. Corri qui!”
– “Cosa...come...a che reparto è? Dove devo venire?”
– “Reparto terapia intensiva 7 piano! Io sono qui!”
Mia sorella che è rimasta accanto a me durante la telefonata capisce subito che c'è qualcosa che non va, così mi strappa il telefono di mano e prosegue lei la telefonata con Martina.
Dopo circa mezz'ora siamo in macchina, in viaggio verso Milano. Mi sta accompagnando lei perchè io da sola non ce l'avrei mai fatta. Mi sento come se stessi cadendo sempre più in basso, in un abisso, dove tutta la mia vita viene risucchiata. Sono completamente distrutta. Non so come stia Manuel. Ho una disperata
voglia di saperlo. Ti prego Signore fa che sta bene! Fallo tornare da me. Da NOI!
A quel punto ricordo di avere ancora il telefono spento. Lo accendo. Mi arrivano 4 messaggi. In uno ci sono tutte le chiamate di ieri da Manuel e anche di Alexis, e poi tre suoi messaggi
PICCOLA SCUSAMI SONO USCITO ADESSO
DALLA RIUNIONE. NON SO PERCHE' HAI IL
TELEFONO SPENTO. SPERO TU SIA ARRIVATA
SANA E SALVA E STIA BENE. TI AMO
Nessun accenno al mio messaggio sulla vista di Martina in stazione. Stava evitando l'argomento. Ancora. Calma Helen adesso devi pensare ad arrivare da lui sana e salva.
Apro l'altro
HELEN MALEDIZIONE ACCENDI QUESTO
TELEFONO. STO IMPAZZENDO
Bene. Almeno hai provato cosa vuol dire restare in attesa snervante senza ricevere alcuna risposta.
E poi ancora
SENTO CHE TI E' SUCCESSO QUALCOSA.
STO VENENDO DA TUA SORELLA. NON
SCAPPARE.
Non scappare? Allora è successo veramente qualcosa? Stava con Martina e ha avuto paura di dirmi per telefono quello che stava succedendo. Stava venendo da me! Era arrabbiato e preoccupato per me e ha avuto l'incidente. Cavolo! No Helen! Cosa hai combinato! Dovevo tenere acceso sto cazzo di telefono. E ora lui è in un letto di ospedale per la mia testardaggine e gelosia.
– “Helen cosa c'è?” - interrompe i miei pensieri Erica
– “Stava venendo da me perchè non gli rispondevo e ha avuto un dannatissimo incidente!”
– “Stai calma! Non sappiamo ancora cos'ha e come sta! Aspettiamo di arrivare prima di pensare a male!”
– “E' in terapia intensiva! Cazzo! Non è un buon segno!”
Quando arriviamo in ospedale, scendo velocemente dalla macchina e raggiungo in men che non si dica il 7' piano, chiedo alla signora in reception, che mi indica dove si trova ma non sa dirmi niente delle sue condizioni. Davanti alla porta c'è Martina e Alexis con Luca. Alexis quando mi vede mi corre incontro. Mi abbraccia forte.
– “Helen dov'eri? Ti ho chiamata tutta la notte! Noi eravamo appena atterrati quando Martina mi ha
chiamata!”
– “Ero da mia sorella!” - che in quel momento mi raggiunge dopo aver parcheggiato l'auto - “Come sta?”
– “Helen vieni qui! È meglio che ti sieda!”
– “Non voglio sedermi! Voglio sapere dov'è Manuel e come sta!” - urlo
– “Ha battutto la testa Helen! Ha perso molto sangue e adesso è in coma!”
Le mie gambe cedono. Ma per mia fortuna Alexis è vicina e mi aiuta a sedermi. La mia mente inizia a vagare. Le mie paure più grandi, il mio incubo peggiore si sta avverando. Potrei non rivederlo più, perderlo per sempre. Mi sento male. Ho bisogno di un bagno urgente. Sto per rimettere.
Erica mi si avvicina, si inginocchia di fronte a me, mi prende le mani
– “Helen guardami!”
– “Non può succedere ancora! Ti prego dimmi che non è vero!” - piango ormai non riuscendo più a
trattenere le lacrime
– “Resta qui! Io vado a trovare un medico che sappia dirmi di più!” - poi si rivolge ad Alexis - “Ce la fate da sole?”
– “Si aspettiamo qui!” - risponde Alexis
Erica scompare nel corridoio in cerca di maggiori informazioni e ritorna dopo circa mezz'ora. Si avvicina.
– “Allora ragazzi sta arrivando il medico che l'ha operato d'urgenza questa notte! Ha un trauma cranico, una distorsione al braccio e 3 costole rotte! Lo tengono sotto controllo e per il momento non possono fare altro! Ora sta a lui decidere di tornare da noi! Il dottore mi ha detto che per il momento si può entrare uno per volta e bisogna fargli sentire la nostra vicinanza. Questo gli sarà d'aiuto a superare il coma!”
– “C'è speranza che si svegli?” - chiede Alexis
– “I parametri vitali sono buoni! I medici sono ottimisti!”
– “Posso vederlo?” - chiedo
– “Sta arrivando il dottore! Ancora 10 minuti!”
Sono completamente vuota senza di lui. Mi manca da morire. Ho un disperato bisogno di vederlo e di stringerlo a me. Voglio che lui senta che sono qui e che lo voglio per sempre nella mia vita! Ti prego Signore fallo tornare da me!
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