.jpg)
Quando tornammo a Trento, in aeroporto c'era ancora Luca ad aspettarci ma non era solo.
Mi sentì sul punto di crollare quando vidi al suo fianco Manuel. Bellissimo nel suo
completo elegante da lavoro. Vestito nero, camicia bianca con il primo bottone allentato e i suoi meravigliosi capelli biondo cenere arruffati.
Prima di passare dall'altra parte, presi Alexis per un gomito e chiesi spiegazioni della sua presenza
– “Che ci fa lui qui?”
– “Non lo so! Luca mi ha detto che veniva solo!”
– “Perfetto! Ben tornata alla realtà!”
– “Andiamo! “
Quando fummo dall'altra parte Alexis corse tra le braccia di Luca. Una sola settimana e
sembrava una vita per loro. E io mi ritrovai due occhi di ghiaccio che mi puntavano. Forza e coraggio Helen. Affrontalo.
– “Manuel!”
– “Helen! Non preoccuparti non sono qui per te!”
Quelle parole mi fecero venire la nausea. Ero sola contro quella lastra di ghiaccio che
neanche il sole d'agosto poteva sciogliere.
– “Perfetto! Allora buona fortuna per chi dovrà avere l'onore della tua freddezza! Io me ne torno a casa!”
Mi bloccò per un braccio. Ma io non mi voltai
– “Lasciami andare!”
– “Guardami Helen!”
Mi girai verso di lui trattenendo il respiro e le lacrime che spingevano i miei occhi per essere liberate.
– “Cosa vuoi da me?”
– “Dov'è l'anello? Perchè non è al tuo dito?”
– “Stai scherzando?” - mi trovai ad urlare
– “No!”
– “E' in mezzo a tutta la roba che mi hai mandato indietro! Nella spazzatura!”
Mi fulminò con gli occhi.
– “Quale roba?”
– “Non fare il ridicolo!”
– “Non te lo chiederò ancora! Di quale cazzo di roba parli?”
Il Manuel scontroso di anni fa era tornato. Ed era soltanto lei, Martina, che lo aveva
riportato su quella strada. Dopo tutti i miei sforzi in questi mesi di riportarlo alla luce. Lui è tornato nelle tenebre. E mi sta trascinando pian piano insieme.
– “Mollami!” - cercai di divincolarmi ma lui non mollò la presa
– “Smettila di fare la bambina! Di che roba parli!” - ringhiò
– “Tutti i miei regali, le nostre foto, i nostri ricordi! Lasciami stronzo!”
Scappai via da lui in lacrime. Avevo bisogno di aria e di restare sola. Ma sentì dei passi dietro di me che mi raggiunserO all'esterno dell'aeroporto.
– “Quando ti è arrivato quel pacco?”
– “Smettila! Basta! Non voglio più starti a sentire!”
mi afferrò per le spalle e mi strinse forte a se. Oddio mi stavo sentendo male. Quanto mi erano mancati suoi abbracci. Il suo respiro su di me. Il suo profumo. Ma era tutto
sbagliato. Dovevo staccarmi da lui. Dovevo farlo per il mio bene.
– “Io non ti ho mandato niente!” - mi sussurrò all'orecchio
– “Non prendermi in giro!” - mi allontanai da lui e cercai di asciugarmi gli occhi e
incrocìai le braccia in segno di sfida
– “Io non ne so niente! Non potevo mai fare una cosa del genere!”
– “E chi allora Manuel? Chi? Chi ci vuole così male?” - urlai
– “Devo andare!” - disse furioso
– “Non ti azzardare! È la prima conversazione che abbiamo da settimane e non te ne
andrai nel bel mezzo! Manuell!” - urlai
Ma lui era già saltato in macchina e sfrecciò via come un fulmine. Mi raggiunsero fuori
anche Luca e Alexis con le valigie che avevo piantato in aeroporto per scappare via.
Tornammo a casa in silenzio totale e non permisi loro di fermarsi da me. Avevo bisogno di restare sola. Quando entrai in casa c'era ancora la scatola riversa sul pavimento. Così come l'avevo lasciata prima della partenza. Mi sentivo intrappolata in quei ricordi. Non riuscivo ad andare avanti. C'era solo un nome che poteva farmi distrarre. Daniele. Mia aveva lasciato il suo numero e avevo voglia di parlare con lui un po'.
Anche se non lo conosco c'è qualcosa in lui che mi attira.
Presi il telefono e composi il numero
– “Pronto?”
– “Si...ciao...sono Helen!”
– “Ma ciao! Non posso credere che mi hai chiamato davvero! Tornata a casa?!”
– “Ehmmm... si...appena arrivata a casa!”
– “A cosa devo l'onore di questa telefonata? Non fraintendermi mi ha fatto
immensamente piacere che tu l'abbia fatto!”
– “Avevo bisogno di parlare con qualcuno! Tutto qui! E mi sembrava carino ringraziarti
per quel gesto del numero!”
– “Perchè negare! Eri uno schianto ieri sera!”
– “Grazie! Come va la tua giornata?”
– “Intensa a lavoro! Scusami devo lasciarti! Immagino questo sia il tuo numero?”
– “Si!”
– “Ok...ti chiamo io come mi libero! Ciao bellezza!”
– “Ciao!”
Chiusi il telefono e mi buttai a peso morto sul divano. Avevo un sorriso da ebete stampato sul volto. Quelle poche parole mi avevano tirato un po' su il morale. Ma era ovvio che qualcun altro stava già pensando a come rovinarlo.
Sentì il campanello, e quando aprì c'era Martina dietro la porta. Feci per richiuderla, ma lei la blocco con la mano
– “Fammi entrare Helen! Noi due dobbiamo parlare!”
– “Io non ho niente da dirti!
– “Beh io si!”
Mi superò e si chiuse la porta alle spalle. Notò subito la scatola
– “Vedo che l'hai ricevuta!”
– “Vieni al dunque! Cosa vuoi?”
– “Ti sei divertita a Barcellona?”
– “Non sono affari tuoi! Cosa diavolo vuoi da me?”
– “Allora sarò chiara per l'ultima volta con te... Vogliamo entrambe la stessa cosa...ma per mia fortuna lui ha scelto me! Quindi lasciaci in pace! Quello che è successo stamattina in aeroporto non succederà più! Ci siamo capite?”
– “Come prego? Cosa sarebbe successo stamattina?”
– “Senti stronzetta non fare la finta tonta con me. Non mi porterai via Manuel! Voi due
non dovete ne vedervi ne sentirvi più. E se scopro il contrario ve ne pentirete. Lui è
stato già avvisato. Ora toccava a te.” - si diresse verso la porta e prima di uscire si girò ancora verso di me
– “A proposito! Salutami Daniele! Ciao cara!”
Brava!
RispondiEliminagrazie <3
Elimina