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I giorni successivi passarono molto lentamente. Alexis passava più tempo con me che con
Luca e mi sentì in colpa perchè li stavo dividendo. Ma lei mi rassicurava sempre
dicendomi che era l'unico posto dove voleva stare in quel momento e cercava di tirarmi su con il nostro imminente viaggio. Era l'unica cosa di cui avevo bisogno in questo momento. Partire. Mollare tutto e tutti.
– “Tu l'hai sentito?”
– “Si! Mi chiama tutte le sere!”
– “Cosa è successo? Ti prego! Dimmelo!”
– “Io non lo so! Lui non parla con me di tutto questo... mi chiede solo di te e di starti vicina!”
– “Perchè si comporta così? Cosa diavolo è successo quella maledetta notte?!”
– “Non so cosa dirti Helen! È sempre stato chiuso Manuel nel raccontare le sue
cose...ma con te è diverso...non può fare così...mi sa tanto che stasera mi presento a
casa sua!”
– “Non farlo per me! Lascia perdere! Mi ha lasciata...è....stato...diretto e chiaro!”
Quella sera Alexis era decisa a parlare con il fratello così mi lasciò sola e io crollai ancora nella depressione come succedeva ormai da giorni quando la sera restavo sola in quella enorme casa, piena di ricordi.
Mi ero quasi addormentata sul divano, quando il telefono mi fece destare. Senza vedere
chi fosse, con gli occhi ancora appannati dal sonno rispondo
– “Pronto?” - silenzio totale dalla parte opposta dell'apparecchio, solo un respiro
– “Chi è?” - insisto, ma ancora niente
– “Prontooo?” - inizio ad alzare il tono
in quell'istante capisco chi c'è dall'altra parte.
– “Manuel sei tu?”
la comunicazione si interrompe. Guardo il telefono e noto che la chiamata era anonima.
Lacrime calde rigano il mio viso. Mi manca da morire. E il pensiero che passi le sue
giornate e le notti con lei mi sta facendo impazzire. Vorrei correre da lui, fargli una scenata e riportarlo qui con me ma risulterei una ragazza patetica che non riesce a sopportare che il suo ragazzo l'ha piantata per un'altra. Ancora. Che senso avrebbe allora chiamarmi e restare muto al telefono?
Un'altra notte insonne si prospetta nei miei pensieri. Sono giorni che sembro uno zombie e tutto per colpa sua. Mi ha fatto promettere di non scappare e io sono rimasta con lui nonostante la gravidanza di Martina mi desse la nausea. E adesso scappa lui. Così. Nel silenzio più totale. Senza una finta spiegazione. Avrei preferito più una bugia ma la sua indifferenza mi sta uccidendo.
Il giorno prima la nostra partenza per Barcellona, Alexis ha passato la giornata con Luca. E io sono rimasta a casa a preparare le valigie e sistemare un po' casa.
Sono circa le 19 quando sento bussare alla porta. Chi sarà a quest'ora? Mi precipito alla porta e non c'è nessuno ma c'è un pacco davanti alla porta. Mi guardo intorno e non vedo nessuno nelle vicinanze. Raccolgo il pacco ed entro.
Sulla scatola c'è soltanto il mio nome. Lo apro e quello che vedo dentro mi fa male al
cuore e agli occhi. Ci sono tutti i regali fatti a Manuel in questi anni. Tutte le nostre foto. Tutti i nostri ricordi. Ma nessun biglietto che spiegasse il gesto.
Presa da uno scatto di rabbia rovesciai con un braccio tutto il cartone per terra e scappai in lacrime nella mia camera. Non mi era rimasto più niente.
Il mattino seguente avevamo il volo alle 12.40 e ci avrebbe accompagnato Luca. Quando
mi alzai avevo la testa che mi scoppiava per via della nottataccia tra pianti e alcool. Ho praticamente scolato da sola una bottiglia di Whisky che tenevamo in casa per dei casi.
Scendo in soggiorno e noto tutto il casino della sera prima. Tutta la roba di Manuel riversa sul pavimento. Non la voglio guardare. Scavalco la scatola e vado in cucina a preparami una tazza di caffè. Mi serve tutto.
Quando arriva Alexis io sono ancora in camera a sistemarmi. La sento subito nel panico
perchè inizia a chiamarmi a squarciagola
– “Helen! Helen! Dove sei?”
– “Sono di sopra!”
In un lampo mi raggiunge, mi scruta e mi fulmina con gli occhi. Quando mi guarda in quel modo mi ricorda Manuel quando mi guarda arrabbiato.
– “Che diavolo è successo in soggiorno?”
– “Una consegna speciale di tuo fratello!”
– “Che significa?”
– “Mi ha mandato indietro tutto quello che gli ricordava me!”
– “Andiamo! Lasciamo questa terra e divertiamoci!”
Alle 11.30 eravamo già in aeroporto con i bagagli pronti per l'imbarco. Luca restò fino al nostro imbarco, poi salutò Alexis e ci lasciò sole.
Il viaggio fu tranquillo. Alexis lesse un libro per tutto il viaggio e io mi infilai le mie cuffie e mi addormentai. Fui svegliata all'arrivo.
El Prat de Llobregat Aeropuerto è l'aeroporto più frequentato e più vicino al centro della città di Barcellona.
Prendemmo un taxi per arrivare al nostro albero. Mentre Alexis avvisava Luca del nostro
arrivo, ebbi modo di scrutare dal finestrino la città. I suoi edifici caratteristici, i suoi isolati quadrati, i suoi viali alberati e le sue strade larghe.
Il nostro Hotel, Catalonia Portal de l'Angel, situato in un tradizionale edificio ottocentesco, sorge tra Plaza de Catalunya e il Quartiere Gotico di Barcellona. Era uno spettacolo anche la nostra camera.
Durante quella settimana i giorni sono volati, abbiamo camminato tanto, visitato musei,
chiese e gli innumerevoli parchi della città e abbiamo anche preso un po' di colore
passando gli ultimi pomeriggi al mare.
Il giorno prima il nostro ritorno il mio umore tornò pessimo. Avevo passato l'ultima
settimana come in una bolla, dove nessuno potesse disturbarmi o rovinarmi la vacanza.
Ma il giorno dopo sarei tornata alla realtà. E la mia testa ricominciò a vagare nel vuoto.
Durante la settimana non avevo ricevuto nessun messaggio o chiamata (seppur silenziosa
). Sparito nel nulla. E io come una scema non riuscivo ancora a farmene una ragione. O
forse era lui che con la sua non spiegazione non volesse che me la facessi.
L'ultima sera in quella città decidemmo di andare in giro per locali. Era proprio mentre eravamo nel terzo locale della serata che notai due occhi nocciola che mi guardavano. Li notò anche Alexis e mi fece cenno verso quegli occhi.
Pian piano occhi nocciola si avvicinò al nostro tavolo e Alexis finse un'attacco improvviso di toilette per lasciarmi sola.
– “Ciao! Italiana?”
– “Si!”
– “Anchi'io! Piacere Daniele!” - mi avvicinò la mano
– “Helen!” - ricambiai il gesto con la mia mano
– “Cosa ci fai qui?”
– “Sono in vacanza con la mia amica!”
– “Da dove venite?”
– “Trento! Tu invece?”
– “Io vivo qui da 3 anni per lavoro! Posso offrirti da bere!”
– “Veramente stavo aspettando la mia amica per tornare in Hotel! Non posso lasciarla
sola!”
– “Ok...ho recepito il messaggio! Sei fidanzata?”
– “Io...no...si...no!”
Lui scoppia in una risata e io lo seguo per via dell'alcool in circolo nel mio corpo.
– “Mi ha fatto piacere conoscerti Helen! Salutami l'Italia!”
Nel salutarmi, mi strinse la mano e mi poggio un biglietto. Prima di girarsi mi fece
l'occhiolino.
Andò via e sparì tra la folla del locale. Io aspettai Alexis e tornammo stanche ed esauste in Hotel. Non so perchè ma il ricordo di quei due occhi nocciola mi facevano sorgere un sorriso. Il primo vero dopo molto tempo. Tanto. E in più avevo il suo numero di telefono. Non lo buttai. Lo riposi nella mia borsa.
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