lunedì 6 maggio 2013

4' CAPITOLO - AMORE





Quando tornai a casa quella sera mi sentivo sola. Avevo passato tutto la giornata con Alexis e a cena eravamo state nel nostro locale da quando eravamo a Trento e che tanto ci piaceva. Ma non era servito a colmare il vuoto che avevo dentro e che durava ormai da quasi 24 ore. Controllavo ogni cinque minuti il telefono e da Manuel nessuna notizia.

Mi diressi in camera, mi cambia e mi buttai sul letto. Avevo solo bisogno di una lunga dormita.

Quando aprì gli occhi il mattino dopo mi guardai intorno nella stanza sperando di trovare qualche segno della sua presenza o del suo passaggio. Ma tutto era come la sera prima. Niente.

Presi il mio telefono e notai un messaggio. Era lui

NON DIMENTICARTI IL TUO COLLOQUIO DI
LAVORO. TI ASPETTO ALLE 14 AL MIO STUDIO

Un tonfo al cuore. Era un messaggio freddo. Troppo freddo dopo gli ultimi avvenimenti. Ne un saluto, ne una spiegazione. Ma voleva ancora che lavorassi per lui. Quel pensiero mi fece drizzare i capelli fin dietro la nuca. Come poteva volerlo ancora dopo avermi praticamente ignorato per tutto un giorno?

Ero ancora indecisa sul da farsi. Non avevo risposto al suo messaggio. Erano circa le 12 e me ne arrivò un altro. Sempre da lui

CONFERMI L’APPUNTAMENTO?

E la freddezza si faceva sempre più glaciale. Più passavano i minuti e più sentivo la sua distanza. Dovevo fare qualcosa. Dovevo andare a riprendermelo. E riportarlo da me. Da noi.

Presi finalmente una decisione. Salì in bagno, mi feci una rapida doccia, mi truccai e poi cercai l’abbigliamento migliore per un colloquio di lavoro con il mio uomo. Se ancora potevo considerarlo tale. Indossai una gonna aderente nera che mi arrivava sopra le ginocchia, una camicetta viola, le mie scarpe con tacco nero, trucco leggero e i mie capelli tirati dietro da un grande fermaglio.

Mi feci coraggio e mi incamminai verso il suo ufficio. Più mi avvicinavo più le mie gambe tremavano. Ma cosa mi stava succedendo? Era soltanto Manuel? Perché adesso mi faceva questo effetto il solo rivederlo.

Quando arrivai fuori al suo studio notai la sua macchina e capì che lui doveva essere già arrivato.

Entrai e mi imbattei subito in Martina che aspettava forse lui nella sala fuori il suo studio.

- “Helen!” – mi disse
- “Martina!” – risposi
- “Manuel ti riceverà subito!”

Non risposi a quella sua sfacciataggine. Iniziai a infuriarmi interiormente. Non sembrava affatto una che era stata in ospedale per una minaccia d’aborto.

Eravamo nel silenzio totale da circa 10 minuti, finchè non si affaccio Manuel.

Vedendomi, lo vidi trasalire un po’. Era teso. E io notai subito che c’era quacosa che non andava nel suo sguardo. Era il classico sguardo che mi faceva allontanare da lui. Era lo sguardo che mi ero abituata a vedere ultimamente quando era nella stessa stanza di Martina.

- “Helen puoi entrare!” – mi disse quasi in un comando

Mi avviai verso di lui e quando incrociammo i nostri sguardi lui non fu capace di staccarmi gli occhi di dosso.

- “Aspettami dentro. Arrivo subito!”

Mi chiuse nel suo ufficio e lui restò nell’atrio con Martina. Mi avvicinai alla porta per sentire quello che si dicevano

- “Sei sicura di star bene?”
- “Si Manuel…voglio restare qui! Torneremo a casa assieme…non voglio restare sola senza di te!”

Sentì un fitta la cuore. Sarebbe tornato da lei. E io sarei rimasta sola per la terza notte. Mi allontanai dalla porta, non volevo sentire altro. In quel momento preci la decisione di rifiutare la sua proposta di lavoro. Non potevo lavorare per lui e vederli insieme tutti i giorni.

Dopo 5 minuti lui entrò e si sedette alla sua sedia, dietro la scrivania. C’era tensione nell’aria, il silenzio che calò era ridicolo dopo quello che avevamo passato.
Mi porse avanti dei fogli

- “Questo è il tuo contratto con le tue mansioni, se accetti inizierai domani stesso!”
- “Non lavorerò per te!”
- “Stai scherzando?” – mi fulminò con lo sguardo
- “NO! Ti ho sentito adesso parlare con lei!”
- “Non è il momento Helen! Stiamo parlando di lavoro!”
- “Davvero? Allora parliamo di lavoro! Perché mi vuoi a lavoro per te? Non capisco niente del tuo mestiere!”
- “Te l’ho già detto, sei in gamba, non ho tempo di fare colloqui e poi per me significherà averti vicino!”
- “Cosa sta succedendo Manuel?”
- “Non posso stare con te adesso! Quindi il lavoro è l’unica carta che mi resta per vederti!”

Quelle parole mi uccisero definitivamente. Le mie paure si stavano realizzando. Lei lo aveva attirato nelle sue grinfie.

- “Mi stai lasciando?” – chiesi in un sussurro
- “Lavorerai per me?”
- “Rispondimi!” – alzai di un grado la voce
- “Si ti sto lasciando!”
- “Mi stai punendo perché non ho accettato la tua proposta?”
- “Anche!” – lo vidi deglutire a fatica

Mi alzai di scatto dalla sedia, strappai in mille pezzi il contratto, mi girai verso l’uscita e poco prima di andare via mi rigirai, lo guardai

- “Non lavorerò per te per avere la scopata facile quando ti gira! Mi fai schifo! Me l’avevi promesso…e…lo stai rifacendo…se mi lasci uscire da questa porta sarà finita! Sta a te la scelta!”
- “Non posso farlo!”
- “Addio Manuel!”

Non mi fermò. Mi lasciò andare via. Con le lacrime agli occhi corsi via dal suo studio e invece di tornare a casa mi intrufolai nel bar dove lavoravo e chiesi qualcosa di forte da bere. non poteva essere successo davvero. Era finita. E io ero di nuovo sola. Ma qualcosa non andava. Lui voleva rompere con me ma mi voleva a lavoro con lui. Perché? Se non voleva più avere a che fare con me perché vedermi tutti i giorni a lavoro? Questa cosa mi stava facendo impazzire. E sapevo benissimo che i giorni a venire sarebbero stati duri. Avevo una sola consolazione. Tra dieci giorni sarei partita con Alexis per Barcellona.

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