
La lettura di quel messaggio mi aveva messo a tappeto. Dovevo avvisare Manuel. Dovevo svegliarlo. Dovevo mettere al secondo posto la mia gelosia. Lui doveva sapere quello che era successo in quelle ore che era stato con me. Lasciai per un altro momento il resto del messaggio e mi concentrai sulle prime righe “NOSTRO FIGLIO HA DEI PROBLEMI. TI PREGO RAGGIUNGIMI”. Ma dove si trovava esattamente?
Sali velocemente le scale, entrai in camera e osservai Manuel lamentarsi nel sonno. Mi avvicinai e cercai lentamente di svegliarlo.
- “Manuel! Svegliati!”
Ma lui non dava segni di vita. Così lo scuoto più mestamente. Finchè due occhi azzurro cielo si spalancano dinnanzi ai miei.
- “Che succede?”
- “Manuel devi alzarti!”
- “Che ore sono?”
- “Sono le 2 e mentre ero giù per bere qualcosa ho sentito il tuo telefono. È Martina…” – non mi fece finire di parlare
- “Non farlo mai più!” – scattò come una furia giù dal letto
- “Va al diavolo Manuel! Corri da lei è in ospedale per tuo figlio!”
Lo lasciai solo e mi chiusi in bagno. A chiave. Le sue parole mi avevano ferito. Ancora. Lo senti sbraitare quando lesse il messaggio, rivestirsi velocemente e sbattere la porta di casa.
Era andato via senza nemmeno chiedere scusa o cercare di parlarmi. Perché il solo nominare quella donna lo rendeva così instabile. E di conseguenza rendeva instabile me e il nostro rapporto.
Ritornai con la mente al messaggio. Alla seconda parte. Mi afflosciai sul pavimento del bagno e delle lacrime solcarono il mio viso. Era tutto vero quello che mi aveva comunicato Martina mentre Manuel era in coma. Del loro viaggio a Milano. Delle promesse. Delle fedine. Però Manuel non la portava. O forse la toglie quando è con me. Che senso avrebbe dare una fedina a lei e chiedermi di sposarlo? A che gioco stai giocando, Manuel?
Sono stanca. Delusa. Mi alzo dal pavimento, apro la porta e mi rimetto a letto. Prima però spengo il telefono. Non mi interessa cosà avrà da dirmi quando si sarà calmato. Poteva pensarci prima.
Dopo un po’ crollo esausta in un lungo sonno e quando mi sveglio sono circa le 10. Mi alzo un po’ riluttante, entro in bagno bisognosa di una bella doccia. Mi spoglio lentamente ed entro in doccia. Faccio una lunga doccia e riemergo pronta ad affrontare una domenica che si prospetta molto lunga. Stare tutto il giorno in casa in attesa di sue notizie.
Decido di vestirmi, scendere a fare colazione e poi uscire a fare una passeggiata da sola. Mi manca immensamente Alexis. Le nostre chiacchierate. Dovrei chiamarla. Ho bisogno di passare un po’ di tempo con lei. Non la vedo dall’altra sera in ospedale.
Mi vesto velocemente. Gonna di jeans, maglia cipria, sandali bassi, trucco leggero, capelli sciolti. Prendo il mio telefono dal comodino e lo accendo mentre scendo le scale.
Delusa dal silenzio del mio telefono, chiamo Alexis
- “Tesoro mio ciao!” – dice raggiante Alexis
- “Ale dove sei? Siete rientrati da Milano?”
- “Si ieri…ma…che succede? Ti sento strana!”
- “Ho bisogno di te!”
- “Sei a casa?”
- “Si!”
- “Aspettami li, ti raggiungo a momenti!”
Chiudo la telefonata e cerco di mangiare qualcosa. Ma il mio stomaco si rifiuta. Ho un vuoto dentro. Manuel. Molto bravo a parole ma scarso nei fatti. E io avevo bisogno di fatti.
Alexis arrivò dopo circa 20 minuti. Entrò senza bussare. Aveva ancora la chiave dell’appartamento. Dopo tutto era suo.
- “Helen!”
La raggiunsi e mi buttai tra le sue braccia. Avevo bisogno di qualcuno che si occupasse di me. Avevo soprattutto della mia migliore amica. Di passare una giornata solo noi due. Come ai vecchi tempi. Manuel è entrato come un uragano nella mia vita e l’ha stravolta. Ancora una volta.
- “Che ne dici di una giornata tra donne? Così magari mi racconti cos’è successo?”
- “Sono pienamente d’accordo con te!”
Abbiamo passato la mattina nel centro di Trento, tra i negozi, a fare shopping. Come due liceali spensierate. Ma in realtà dentro non mi sentivo affatto felice. Comprammo vestiti e scarpe in previsione del nostro viaggio estivo che oramai era di routine ogni anno ad agosto per rifarci dalla fatiche di un anno di studi. Di solito sceglievamo posti vicini. Il primo anno siamo state una settimana a Jesolo in un albergo sul mare, con piscina. Ci siamo divertite come matte. L’anno scorso avevamo scelto Rimini. Quest’anno ne avevamo parlato molto e alla fine avevamo prenotato con mesi d’anticipo per un viaggio all’estero, scegliendo Barcellona.
- “Ora che sei più tranquilla vuoi dirmi cosa è successo? Dov’è Manuel?”
- “Non lo so! Con Martina credo!” – dissi con un filo di voce
- “Che sta succedendo tra voi?”
Gli raccontai tutto d’un fiato gli avvenimenti delle ultime 24 ore. La sua proposta, il suo cambiamento d’umore nel suo appartamento, il messaggio di Martina e la sua fuga senza un bricciolo di spiegazione. Scomparso così nel nulla.
- “Hai provato a chiamarlo? Magari ha bisogno di te!”
- “Non ci penso minimamente! Mi ha trattata ancora come una bambina! Mi ha ferita e umiliata!”
- “Aspetta ora la chiamo io! Così sappiamo che fine ha fatto!”
Alexis compone il numero del fratello e avvia la chiamata.
- “Dove sei?”
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- “In quale ospedale? Sta bene adesso?”
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- “Si…va bene! Vengo appena posso! Ti serve qualcosa?”
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- “E’ qui con me! Te la passo?!” – cercai di gesticolare con la mano per evitare che mi passasse il telefono ma evidentemente lui fece lo stesso perché rifiutò di parlare con me
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- “Ok! Aspetto news…ciao!”
Alexis mi guardava e scrutava i miei occhi, come avesse paura a dirmi quello che Manuel le aveva appena detto. Ma poi lei si riprese e mi disse tutto. Martina aveva avuto una minaccia d’aborto dovuto allo stress degli ultimi tempi e non voleva lasciarla sola. Però aveva lasciato sola me. Mi sentivo tradita e abbandonata. Avrebbe passato le giornate con lei in ospedale finchè non si riprendesse. Perché allora non mi ha chiamata? Perché non ha sentito il bisogno di qualcuno vicino? Io l’avrei fatto se me l’avesse chiesto. Avrei fatto tutto per lui. Ma poi mi tornano, in mente come in risposta a queste mie domande, le sue parole di ieri “Possiamo tenere le due cose separate se non te la senti”.
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