lunedì 17 giugno 2013

24' CAPITOLO - AMORE



La notte appena trascorsa con Manuel era stata un sogno. Non una notte di passione, di desiderio represso. No. Semplicemente voglia di noi. Non si è staccato un attimo dal mio corpo. Abbiamo dormito avvinghiati per tutto il tempo. Ma al mattino la realtà mi è stata sbattuta in faccia. Quando ho aperto gli occhi lui non era vicino a me. Ero sola in quella enorme camera padronale del suo appartamento. Non avevo un cambio con me, dato che avevamo deciso all'ultimo di dormire assieme. Così ho raccolto i miei abiti dal pavimento, mi sono vestita e mi sono avviata in cucina. Ma di lui nessuna traccia. Decisi così di lasciargli un biglietto e di andare a lavoro. Evidentemente era già in ospedale per prendere Martina e Luce. Il fatto però che non mi avesse chiamato mi portò in un universo di nausea. Gli scrissi due righe

LA NOTTE E' STATA FANTASTICA
IL RISVEGLIO MENO
HELEN

Andai via. Ero già in ritardo per il lavoro così decisi di non tornare a casa per cambiarmi, anche se non era consono il mio abbigliamento. Con mia enorme sorpresa lo trovai a lavoro. Era al telefono, nel suo ufficio, con la porta aperta. Quando mi vide mi fece cenno di raggiungerlo. Chiuse la telefonata e mi venne incontro.

“Buongiorno piccola!”
“Buongiorno!” - mi strappò un bacio casto
“Tutto bene?”
“Pensavo di trovarti al mio risveglio!”
“Avevo molte cose da fare...sapevo che ci saremmo comunque visti a lavoro così ti ho lasciata dormire!”
“Vai in ospedale?”
“Si...tra poco dimettono Martina e Luce!”
“Non ci possono andare i tuoi? Vorrei stare con te!”
“Ci voglio andare io Helen...e poi tu hai appuntamento per l'abito!”
“Si ma ho ancora un po' di tempo! Non farti pregare!”

Avevo bisogno di lui ma Manuel era distante anni luce da me. Non mi guardava. Continuava imperterrito a sfogliare carte sulla sua scrivania. È come se il Manuel amorevole della sera prima era stato sostituito da un Manuel scontroso questa mattina.

“Ho molto da fare! Dammi tregua!”
“Ok! Ci rinuncio!”

Girai i tacchi e andai nel mio ufficio a sbrigare il mio lavoro. Poco dopo lo sentì chiudere la porta. Il suo messaggio fu chiaro: nessun disturbo da parte di una futura moglie gelosa e desiderosa di passare un po' di tempo con lui.
Lavorai intensamente fino alle 11. Poi raccolsi le mie cose e andai via senza salutarlo e senza un minimo biglietto, questa volta. Andai via e basta.

Fuori all'atelier trovai Rose ad aspettarmi. Se ne accorse subito che qualcosa non andava. Era sempre stata brava a riconoscere ogni cambiamento nel genere umano.

“Ciao tesoro! Tutto bene?”
“Ciao Rose! Si tutto bene!” - mentì
“Cara Helen sai benissimo che ti leggo dentro! Ora scegliamo questo abito e poi ti porto fuori a pranzo e mi racconti tutto quello che ti turba...anche se immagino!”

Eravamo chiuse da un'ora nell'atelier e mi sentivo come un pupazzo nelle mani di due pazze che mi infilavano e sfilavano vestiti a ripetizione. Rose capì che non si poteva andare avanti così, notava i miei occhi spenti. Chiese una pausa alle due pazze e mi venne vicino

“Piccola qual'è il problema?”
“Manuel!”
“Sono sua madre...è vero...ma sai bene che con me puoi parlare!”
“Io cerco di convincere me stessa che andrà tutto bene..ma questa storia della famiglia allargata mi spaventa a morte...ho la sensazione di doverlo condividere a vita...e non credo di riuscirci!” - ed eccole lì, sempre presenti, lacrime sul mio viso
“Ti riferisci alla bambina e alla ragazza? Io al posto tuo non mi farei problemi...ho visto Manuel con lei ieri mattina e ho visto Manuel con te ieri sera...due Manue...quando sta con te è come se il suo mondo si fermasse..non vede altro che te cara....con Manrtina è solo senso del dovere...e io da madre sono molto orgogliosa di lui...non allontanarlo...lui ha bisogno di te e tu hai bisogno di lui...ti sta mettendo il mondo ai tuoi piedi...coglilo e fallo felice...e fai felice anche me...non potrei chiedere nuora migliore di te, piccola mia!”
“Oh...Rose!”
“Basta adesso...non voglio vedere più lacrime...solo sorrisi...dev'essere un giorno felice per te..su scegliamo questo abito e facciamo tremare le gambe a mio figlio!”

Finalmente quando uscimmo un'ora dopo, avevo scelto abito, accessori e scarpe. Il tutto sarebbe stato pronto per la sera prima del matrimonio. La sorpresa più grande fu scoprire che Manuel aveva già pensato al pagamento versando un acconto al momento della prenotazione. Mi stava regalando un matrimonio da favola.

Dopo aver pranzato fuori, tornammo a casa. L'orario di lavoro ormai era passato e non avevo alcuna voglia di incrociare il Manuel scontroso. Ma i miei timori svanirono quando me lo ritrovai nel soggiorno di casa che chiacchierava con il padre.

“Ciao caro!” - lo salutò Rose
“Ciao mamma! Tutto bene?”
“Si...Helen ha scelto l'abito...è favolosa!”
“Non ne dubito! È uno spettacolo con qualsiasi cosa addosso!” - cercava il mio sguardo ma io lo negavo

Parlavano come se io non fossi presente e la cosa mi irritò ancora di più

“Scusate io vado a riposarmi...sono un po' stanca!” - esordì

Non aspettai risposte, mi precipitai in camera. Manuel non ci mise molto a seguirmo.

“Sei arrabbiata con me?” - chiese
“No...perchè dovrei? Mi hai solo sbattuto la porta in faccia in ufficio ignorandomi...poi che ci fai qui? Dovresti essere a casa con tua figlia!”
“Mi fai saltare i nervi quando fai così! Smettila!” - urlò incurante che al piano di sotto c'erano i suoi genitori
“E tu smettila di cambiare atteggiamento ogni volta...non so più con chi ho a che fare!”
“Avevo del lavoro da sbrigare stamattina! Lavoro, Helen! Cazzo!”
“Beh ci sono modi e modi per dirlo! E tu hai scelto quello peggiore...l'indifferenza...ora scusami ma voglio dormire un po'!”
“Mi stai mandando via?”
“Perfetto! Stammi bene!”

Andò via sbattendo la porta della mia camera e per i due giorni successivi ne lo sentì ne lo incrociai a lavoro. Era come sparito. I suoi genitori andarono via il mattino dopo. Sarebbero tornati il giorno prima del matrimonio. E io mi ritrovai di nuovo sola.
Tutta la situazione era diventata ridicola. Erano passati intanto quattro giorni dal nostro scontro e di Manuel nessuna traccia. Fino a quel pomeriggio. Stavo rientrando a casa quando trovai persone che entravano e uscivano dall'appartamento con dei pacchi. Capì subito quello che stava succedendo quando notai aggeggi da bambini per tutto il soggiorno. Ma perchè non mi avvisa mai quando prende queste decisioni?
Decisi di andare da lui. Bussai alla sua porta e mi venne incontro Martina

“Ciao Helen...entra!”
“C'è Manuel?”
“Si è nel suo studio!”
“Grazie!”

La lasciai sul posto e andai da lui. Non mi affrettai a bussare. Entrai.

“Chi sono quelle persone in casa mia? Sparisci per giorni, ne una parola, ne una chiamata, ne un messaggio e poi mi trasferisci la roba da teome se niente fosse successo!!”
“Avevamo deciso insieme che saresti venuta qui...qual'è il problema adesso?” - disse con voce stanca
“Avvisami quando prendi queste decisioni!” - urlai e andai via

Eccolo il Manuel autoritario. Era tornato e io stavo per sposarlo.

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