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IL CONFRONTO
Strinsi la mano con la quale Manuel mi proteggeva, tanto quanto bastasse a fargli rivolgere il suo sguardo verso me. Occhi negli occhi. Sguardo nello sguardo. Gli feci di si con la testa e mi fece luce dinnanzi a Martina. Incrociai i suoi occhi tristi e gli andai incontro. Mi avvicinai lentamente, con le mani in vista e lentamente cercai di prendere la sua mano. Martina sembrava assente. Continuava a guardarmi ma non fece nessun gesto o movimento per evitare il mio tocco. Strinsi la sua mano. Poi mi rivolsi al resto degli spettatori
“Lasciateci sole!”
“Non se ne parla minimamente!” - ringhiò Manuel
“Helen, non fare la stupida!” - gli fece eco Giulio
Non ebbi il coraggio di guardare Manuel negli occhi. Era già stato tanto per lui farmi avvicinare a lei, ma chiedendogli di lasciarci sole, stavo superando il suo limite. Ma era l'unico modo per uscirne.
Quando mi girai, senza staccare la mano da Martina, incrociai due occhi color zaffiro che mi fulminarono. Era furioso. Anche per me che lo stavo sfidando.
Il silenzio fu rotto dalla voce di Martina
“Lasciateci sole!” - disse verso Daniele e i suoi due accompagnatori-scagnozzi.
I ragazzi uscirono di casa, seguiti da Giulio e Manuel.
- “Siamo qui fuori!” - disse Manuel uscendo, stringendomi le spalle
Finalmente eravamo sole. La presa di Martina sulla mia mano aumentò. Sapevo che era arrivato il momento di farla parlare. Di tirarle fuori tutta la verità. Tutto quello che conserva dentro. La persona che avevo avuto modo di conoscere in questi mesi era come scomparsa in un attimo, rivelando dietro quello scudo che si era creata, una debolezza. La incoraggiai a parlare. Ma niente. Passarono parecchi minuti, che sembrarono eterni, prima che lei decise di iniziare il suo sfogo
“Avevo 7 anni quando i miei genitori sono morti in un incidente e io sono stata abbandonata in un orfanotrofio. Nessuno dei miei parenti mi voleva. Ero troppo complicata come bambina....troppo vivace e potente...nessuno mi voleva bene...ci sono rimasta fino all'età di 17 anni...poi sono stata affidata ad una famiglia...ma le cose con il tempo non erano migliorate...la mancanza di affetto mi aveva portato a chiudermi in me stessa e a non parlare con nessuno. Non ho mai avuto una sola parola d'aiuto o di conforto da nessuno in quei 10 lunghi anni. Mai un'amica. Sola. Sempre sola. Poi questa famiglia mi ha accolto in casa loro e li ho conosciuto il loro figlio. Daniele. Lui pian piano mi ha tirato fuori dal guscio. Mi ha introdotto in questo stile di vita. Ma quando lui è partito per lavoro io mi sono ritrovata di nuovo sola. Volevo farla finita. Fino a quando una sera, in una di quelle feste, del nostro giro, ho conosciuto Manuel. Era a pezzi...tu lo avevi appena lasciato...è stato il primo che mi ha trovato bella, che mi ha dato conforto, che mi è stato veramente AMICO! Con lui ho passato i due anni migliori della mia vita....poi tu sei tornata...e tutto si è rotto di nuovo...mi sono ritrovata sola...ancora...per l'ennesima volta...perdo sempre...contro tutto e tutti...quando ho scoperto di essere incinta una speranza si è riaccesa in me...avrei avuto Manuel per il resto della mia vita...lo voglio Helen...lo amo...lui è la mia casa....mi ha dato una speranza....Ti prego non portarmelo via!”
Le sue parole furono un macigno da sopportare. Manuel l'aveva salvata dall'autodistruzione e lei ci si era aggrappata con tutte le sue forze per tenersi nella sua vita l'unica persona che l'aveva considerata, per la prima volta, come un'essere umano da amare e proteggere. Lacrime incontrollate rigarono i nostri visi.
“A parte Daniele....ne hai mai parlato con qualcuno?” - chiesi
“No! Non voglio la pietà di nessuno...io voglio che Manuel mi guardi come guarda te! Ma ho capito che non succederà mai....ma mi accontenterò di quello che sarà in grado di darmi! Quel poco meglio del niente!”
“Io non potrei mai portartelo via! Avrete un figlio...sarete legati a vita...tu farai sempre parte della vita di Manuel!”
“Ma non è amore!” - mi interruppe
“No, Martina! Non è amore! E io ti chiedo una cosa....è quello che vuoi per lui? Che viva quello che hai vissuto tu? Lascialo libero di amare...saranno due amori diversi ma pur sempre amori! Tu non lo perderai! E poi avrai tua figlia da amare incondizionatamente...non sarai più sola!”
“E tu?”
“Io cosa, Martina?”
“Tu....mi sarai...amica? Nonostante tutto?”
“Diamoci tempo...vediamo come va...ma non lo escludo! Devo accettare la tua presenza costante nella vita di Manuel...e non sarò io ad allontanarvi...”
“Ha ragione Manuel!”
“Su cosa?”
“Tu sei una persona speciale...facile da amare...e difficile da odiare...mi dispiace per il male che vi ho fatto!”
“Perchè non parli anche con lui? Non credi che glielo devi?”
Aprì la porta di casa e feci cenno a Manuel di entrare e di raggiungere Martina in soggiorno. Prima di lasciarmi uscire, mi scrutò a fondo e io gli feci capire che era tutto ok...l'avrei aspettato fuori.
Io e Giulio ci incamminammo sul corso di Trento, lasciando il loro spazio a Martina e Manuel. Sapevo benissimo che non avrebbero risolto in cinque minuti. Durante la passeggiata raccontai tutto a Giulio, il quale rimase molto sconvolto dalle confidenze di Martina. Nessuno di noi si aspettava questo, come demone di Martina. Eppure era così. La solitudine avvolte fa brutti scherzi. E Martina ne era la prova. E noi la potevamo distruggere se solo non l'avessimo affrontata oggi.
“Sono molto fiero di te, sorellina! Anche i nostri genitori lo sarebbero!”
“Avevo capito subito che c'era qualcosa che nascondeva...qualcosa di profondo...e quando ho visto il suo sguardo, la sua lacrima ho capito tutto...ho perso anch'io i genitori...ma al contrario suo ho avuto delle persone meravigliose che si sono occupate di me!”
“E il risultato è stato favoloso!”
Strinsi forte e Giulio e lo ringraziai ancora del suo sostegno in quei momenti difficili. La felicità non era ancora dietro la porta, ma la luce iniziava a splendere all'orizzonte.
Quando tornammo a casa, c'era Manuel seduto sul divano, il suo sguardo era assente. Non si accorse nemmeno del nostro arrivo fino a quando non gli toccai la spalla e lui incrociò i miei occhi.
“Stai bene?” - chiesi
“Si...sono solo spaventato...!”
Giulio capì che era di troppo, e senza far rumore, o dire parola, sparì nella sua stanza.
“Cosa ti spaventa, amore mio?” - dissi sedendomi accanto a lui e prendendo la sua mano
“Come potrà funzionare? Tutti e tre?”
“Ce la faremo...io ti amo...e non ti lascio! Te lo puoi sognare!”
“Ho paura di vederti andar via...da un momento all'altro...passerò molto tempo con lei e mia figlia..e ho il terrore che questa cosa ci allontani piano piano! Forse dovrei lasciarti libera di vivere la tua vita!”
“Manuel cosa stai dicendo? Sei tu la mia vita...ne abbiamo superate tante fino ad ora...e io sono ancora qui...più innamorata di prima! Guarda questo anello, ricorda la promessa che ci siamo fatti! Ma ti prego, non respingermi! Credi in noi!”
“Perdonami se non ti ho reso la vita facile...se ti ho trascinato con me in questo casino...ma io sono vivo solo vicino a te...mi sposerai?”
“Che domande fai? Certo...è il simbolo di questo anello! Ma non abbiamo fretta!”
“Si....non abbiamo fretta!”
Mi rannicchiai al suo fianco e rimanemmo così stretti per un tempo che sembrò un'eternità. La vita aveva ricominciato a girare. Nel verso giusto. E Manuel era il mio punto fisso. Vederlo così spaventato mi fa male. L'idea che possa sentirsi colpevole di tutta questa storia non mi da tranquillità. Se solo Martina fosse stata sincera con lui da principio ora non saremmo qui. Gli occhi, un tempo vivaci e pieni di vita del mio amore, adesso li osservo e sono spenti. Come se quelle due uniche fonti di vita, nella mia esistenza, fossero state oppresse dall'oscurità. E anche questa volta toccherà a me riportarlo alla luce. Riportarlo alla bellezza della vita. Ce la posso fare. Ce la devo fare. Io e lui siamo una forza insieme.
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