martedì 11 giugno 2013

19' CAPITOLO - AMORE




Quella notte Manuel è rimasto con me, ha passato la notte nel mio letto. Mi sveglio in piena notte, lui dorme, io ci provo. Mi ha svegliato il suo essere irrequieto. Non ha voluto fare parola di quello che si sono detti con Martina, come si sono lasciati, cosa ne sarà di loro e di noi in futuro. Non l'ho voluto forzare, per evitare di allungare la lontananza che ci soccombe in questo momento. Ma so che prima o poi dovrò porgli quella domanda. Abbiamo cenato nel silenzio assoluto e poi lui ha dichiarato di essere stanco, e senza dare altre spiegazioni, si è rifugiato nella mia stanza e quando l'ho raggiunto, dopo aver riordinato la cucina, dormiva già. E ora eccomi qui, ad osservarlo. Dov'è finito il Manuel pieno di sicurezze e di tanto amore? Sembra sparito nel nulla da ieri pomeriggio. E le risposte sono custodite nell'incontro con Martina. Forse dovrei chiedere a lei. Forse. Forse no. Vorrei tanto che fosse lui a parlarmene, ma il suo silenzio mi uccide. O forse mi ucciderà quello che vorrà dirmi e che sta momentaneamente rimandando.
Scendo dal letto e mi dirigo in cucina a bere qualcosa. Mi verso un bicchiere di succo d'arancia e mi accoccolo sul divano in cerca di risposte da quell'ambiente che è stato complice di quell'incontro.
Sono chiusa nei miei pensieri quando sento dei movimenti dalla stanza di Giulio e qualche minuto dopo me lo ritrovo in cucina con una faccia che non esprime stupore nel trovarmi li.

“Notte insonne?” - mi chiede sedendosi vicino
“Mi sono svegliata. Manuel è piuttosto inquieto!”
“Dagli tempo!”
“Me lo sento ripetere da un po'...credo di aver finito le risorse! Ho bisogno di risposte!”
“Allora va di sopra...sono li le tue risposte!”
“Non voglio forzarlo....ma da quando ha avuto quel confronto con Martina è come se qualcosa sia cambiata in lui...i suoi occhi hanno una luce diversa...ho paura!”
“Ti ama, Helen!”
“A volte non basta!”

Su quelle parole sento dei passi per le scale e dopo pochi minuti fa la sua comparsa Manuel. Indossa ancora i vestiti di ieri. Non si è nemmeno spogliato prima di mettersi a letto.

“Pigiama party, ragazzi?” - chiede versandosi anche lui del succo, guardando Giulio e mai verso di me

Questo è un altro segno che qualcosa non va. È come se avesse paura che, con un solo sguardo, potrei smascherare i suoi demoni interiori che lo opprimono.

“Una notte un po' strana...nessuno riesce a dormire!” - esclama Giulio
“Gia!” - risponde Manuel

E ancora silenzio. Sono le 3 di notte di un settembre ormai agli sgoccioli e noi siamo riuniti in soggiorno senza proferire parola. Dovremmo essere al settimo cielo, festeggiare per la libertà ottenuta con la confessione di Martina. Invece sembra essere tornati indietro. Il muro adesso è Manuel. Un muro invalicabile in questo momento.
Un senso di tristezza mi pervade e prima che entrambi possano accorgersene mi congedo e salgo le scale per tornare in camera, ma mi trattengo a metà per sentire se quel silenzio sarà colmato.

È Giulio a romperlo

“Cosa succede amico?”
“Sono in confusione totale!”
“Hai voglia di parlarne?”
“Le parole di Martina sono un peso sulla mia coscienza!”
“Cosa ti ha turbato così tanto?”
“Non sono state tanto le parole, con il racconto del suo passato....ma erano i suoi occhi...una richiesta d'aiuto....una richiesta d'affetto che non avevo mai visto prima in lei....non so cosa fare! Cazzo! Non so come uscirne!”

Non potevo ascoltare altro. In compagnia delle calde lacrime mi rifugiai in camera, mi rannicchiai sotto le coperte e sentì pian piano il mondo crollarmi sotto. Un pianto. Uno sfogo mi liberarono.
Mi addormentai e non sentì Manuel tornare a letto. Mi svegliai la mattina dopo e lui dormiva beatamente al mio fianco. Scesi dal letto, senza svegliarlo, e mi intrufolai in bagno per una doccia rigenerante. Quando riemersi dal bagno, lui era sveglio ed era seduto sul letto, come se mi stesse aspettando.

“Buongiorno!” - farfuglia
“Buongiorno!” rispondo senza aggiungere altro e inizio a vestirmi

Mi stava osservando nei miei movimenti come stregato. Come se fosse la prima volta che assisteva alla mia routine mattutina. O forse era l'ultima e stava cercando di imprimerla nella sua mente?

“Helen!” - pronunciò il mio nome come un sussurro
“Si!” - dissi senza voltarmi verso di lui, non sarei stata capace di reggere il suo sguardo. Non ora
“Helen!” - disse ancora

Ti prego, non farlo. Non farmi cedere proprio adesso. Alzai lo sguardo lentamente e finalmente i nostri occhi si incontrarono.

“Vieni qua!” - disse battendo la mano sul letto

Mi avvicinai e mi sedetti al suo fianco, ma non fece nessun movimento verso di me. Era come se toccarmi gli provocasse dolore.

“Lo sai che non c'è paragone tra quello che sento per te e quello che c'è con Martina? Lo sai vero?”
“Non so più niente da ieri!”
“Scusami se ti ho fatto dubitare, se sono stato freddo e distante nelle ultime 24 ore. Avevo bisogno di pensare!”
“Vuoi restare con lei?” - gli chiesi a bruciapelo - “E' riuscita ad intenerirti, vero?”
“L'unica certezza che ho adesso è che TI AMO...questo non cambierà mai!”
“Ma?” - chiesi
“Non voglio lasciarla sola adesso...è un passo importante quello che stiamo per vivere e voglio restarle accanto!”

Le sue parole mi spezzarono le ali. Il mio volo era stato interrotto in una calda mattina di settembre, mentre il sole innondava, con i suoi raggi, la mia stanza. Cercai, inutilmente, di cacciare dietro le lacrime. Mi ritrovai a fissare il solitario al mio anulare. Le promesse fatte. Feci per sfilarlo, ma lui se ne accorse e mi bloccò le dita.

“No!” - ringhiò
“Non ha più senso tenerlo!” - dissi in lacrime
“Non ti sto lasciando e non lo farò mai....tu appartieni a me!”
“E allora cosa mi stai chiedendo?” - sostenni il suo sguardo
“Un mese con lei....la nascita di mia figlia...poi lei avrà qualcuno che le riempirà le giornate e non sentirà il vuoto della mia assenza. Avrà qualcun altro che la amerà incondizionatamente e io allora sposerò l'amore della mia vita! TE!”

Ero li, immobile. Non sapevo cosa rispondere, cosa dire. Ero d'accordo con questa follia? Avrei retto un mese senza di lui? Mi stava chiedendo un mese separati. Senza intromissioni. Solo loro due, nella loro felicità di diventare genitori e io qui sola. Sarò egoista ma non me la sento più di condividere. Lo voglio nella mia vita senza più problemi. Ho bisogno di essere felice. Sono stati un inferno questi ultimi mesi. Adesso ho bisogno di tranquillità. E vederli insieme mi farà male. Così prendo una decisione

“Goditi questo mese con lei....ma sarà l'ultima occasione....dopo non ci saranno più scuse, Manuel! O tra noi sarà finita! Sono stata chiara?”
“Cristallina!”
“Ora devo andare!” - devo allontanarmi subito da lui
“Helen, aspetta!” - mi afferra per un braccio prima di riuscire a varcare la porta verso l'ignoto - “Non mi saluti?”
“Ciao Manuel!”

Forzo la sua presa ed esco dalla camera. Mi pento all'istante di non lo salutato meglio, ma non sarei riuscita ad andare via se solo ci fossimo sfiorati. Un mese ripetevo nella mia mente. Trenta maledetti giorni. Non uno di più. E poi questo inferno, in cui mi ci aveva trasportato, come un uragano, sarebbe finito.

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