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Scesi di corsa le scale per paura che Manuel mi fermasse ancora. Non avrei retto altro con il suo solo tocco. Dovevo allontanarmi. In più fretta possibile. In soggiorno trovai Giulio che faceva colazione e aveva due occhiaie che gli incorniciavano gli occhi. Segno che anche per lui la notte era stata lunga. Quando mi vide scendere di corsa e in lacrime, si precipitò da me e mi strinse forte. Lui sapeva. Era rimasto con Manuel a parlare la notte scorsa e sembrava come se mi stesse aspettando per quell'abbraccio fraterno. Lo fece nel silenzio più totale
“Posso venire in America con te, questo mese?” - chiesi ancora stretta nel suo abbraccio
“No, Helen! Non puoi!”
Al suo rifiuto alzai la testa per incrociare i suoi occhi. Non aveva mai rifiutato le mie visite. Perchè ora si? Cosa stava succedendo?
“Perchè?” - chiesi
“L'ho promesso!”
“A chi?”
“A me!” - intervenne Manuel comparso improvvisamente alle nostre spalle
“Non puoi farlo...non puoi impedirmi di viaggiare!” - ringhiai contro Manuel, staccandomi da Giulio
“Ti sto impedendo di fuggire!”
“Non sto scappando...mi hai chiesto un mese...ma non chiedermi di restare qui a guardarvi...non ce la faccio!” - le ultime parole furono più un sussurro
“E io non voglio che tu vada in America...ti voglio nel mio ufficio tutti i giorni...si hai capito bene...quel lavoro è ancora tuo se vuoi...è l'unico modo che ho di vederti e sentirti vicina e non conosco persona più capace e intelligente di te per prendere quel posto e in più sono settimane che so che stai cercando un lavoro...te lo sto offrendo io adesso...e poi non chiedermi di lasciarti andare via...proprio in America...”
“...dove c'è Samuel!” - conclusi io la sua frase
“Esatto!”
“Sei ridicolo, lo sai?”
“No...lo hai già fatto una volta...perchè non potresti farlo ancora?”
“Beh se lo faccio chiediti il perchè...non mi stai lasciando molta scelta...stai scegliendo sempre lei prima di me
“Non è vero!” - ringhiò stringendo i pugni
“Ok...ragazzi...calmatevi” - intervenne Giulio - “Manuel penso che tu debba dire tutta la verità a Helen! Tutta amico!”
Così dicendo Giulio uscì di casa e ci lasciò soli
“Cos'altro mi nascondi?” - chiesi
“Siediti, Helen!”
Mi sedetti vicino a lui e dal sup sguardo spento capì che la giornata era appena iniziata e non nel modo in cui speravo ieri, dopo le parole di Martina
“Martina ieri mi ha lasciato libero di stare con te e ha promesso di tenermi informato su tutto quello che riguarda mia figlia!”
“E allora perchè mi hai chiesto lo stesso questo mese?”
“Perchè lo voglio io!”
Le sue parole furono una pugnalata nello stomaco. Se mi avesse colpito sarebbe stato meglio. Dopo il dolore passa. Ma il dolore provocato da queste parole è indelebile. Adesso era lui che non voleva staccarsi da lei. Le mie paure più grandi si stavano avverando. Manuel si stava innamorando di quella famiglia che stava nascendo.
“Non capisco Manuel...vuoi Martina?”
“No!”
“Allora cosa stai cercando di dirmi? Ti prego parla, sto impazzendo!”
“Voglio essere il primo a vedere mia figlia quando nascerà e non un semplice spettatore da dietro le quinte. Voglio essere il protagonista. E l'unico modo è starle sempre accanto fino al parto!”
Restai in silenzio ad ascoltare e non sapevo cosa replicare a quelle sue parole. I suoi occhi mi suggerivano che era sincero e che mi stava parlando con il cuore in mano. Ed ero sicura che anche i miei parlavano. Davano la risposta che lui attendeva. Sopporta Helen! Ancora un'altra prova! Ripetevo a me stessa
“Ok...va bene!” - furono le uniche parole che riuscì a pronunciare
“Oh...grazie piccola!”
Mi strinse tra le sue braccia e restammo così per molto tempo finchè il suo telefono non vibrò nella sua tasca e mi lasciò andare per rispondere
“Pronto?”
“Ok...chiamami tra 10 minuti che mi trovi in ufficio e ti darò le informazioni che mi stai chiedendo!”
Chiuse la comunicazione e tornò, con la sua attenzione, a me.
“Pronta per il primo giorno di lavoro, signorina Martini?”
“Come? Oggi? Di gia?” - farfugliai
“Forza andiamo...c'è un cliente che mi aspetta e ho bisogno della mia segretaria!”
“Manuel aspetta...devo cambiarmi...non posso venire vestita così!”
Indossavo un paio di jeans, scarpe da tennis, polo rossa, ero senza trucco e i capelli raccolti in una coda. Un abbigliamento poco professionale
“Va bene a me!”
Mi prese per mano e mi condusse fuori, nella sua macchina. Mise in moto e ci dirigemmo verso il suo ufficio. Il tragitto fu in un silenzio tombale. Nessuno dei due fu capace di incenerire quel silenzio. Accostò dinnanzi al suo ufficio e mi aiutò ad uscire dalla macchina porgendomi la mano.
“Pronta ad entrare nel mondo del lavoro, piccola?”
“Me la sto facendo sotto!”
“Di cosa hai paura?” - mi disse mentre mi accompagnava all'interno
“Di non essere in grado e di combinare qualche casino!”
“Sarai all'altezza....ti spiegherò tutto io non appena saremo nel tuo ufficio!”
“Ho un ufficio?” - chiesi stordita
“Certo...futura moglie del capo!”
Mi fece visitare tutta la struttura e mi spiegò passo passo quello che sarebbe stato il mio ruolo. Ero ammaliata dal suo modo di fare mentre ea al lavoro. Riuscì a seguire poco di quello che mi stava spiegando. Lui se ne accorse e mi sorrise di traverso
“Helen concentrati e ascoltami!” - mi riprese
“Si..scusa!”
Continuò la sua raffica di ordini e spiegazioni e mi assegnò già il primo compito. Ero ufficialmente la sua segretaria personale. Avevo appena firmato un contratto.
Era rientrato nel suo studio da più di due ore e io avevo terminato il mio primo compito e non sapevo cosa fare, se potevo disturbarlo. Era successo tutto così velocemente. Catapultata qui senza un momento in piena libertà per rifletterci su. Lavorare a stretto contatto con lui avrebbe significato essere una spettatrice di questo mese che scorreva.
I giorni passavano e io diventavo sempre più sicura di me a lavoro e interrompevo sempre meno Manuel per chiedere spiegazioni su qualcosa. Cosa che era successa spesso nelle settimane precedenti. Era bellissimo averlo tutto per me per l'intera giornata. Pranzare insieme, quando non aveva qualche incontro di lavoro, fare pausa con un caffè preparato da me, e soprattutto provare quel magnifico divano nel suo ufficio per fondere il nostro amore. L'unico momento negativo della giornata era la sera, quando il lavoro terminava e dovevamo separarci. Lui da Martina e io a casa da sola. La chiamava molto durante la giornata per sapere come stava. La scadenza per il parto era fissata per la prossima settimana. E di conseguenza si stava avvicinando la nostra libertà.
Quando rientravo a casa la sera mi sentivo tremendamente sola. Giulio era tornato in America, al suo lavoro, alla sua vita. Qualche sera sono uscita con Alexis e le ho finalmente raccontato tutto. Era felicissima per noi. E anche a lei le cose con Luca andavano a gonfie vele. Sembrava che tutto pian piano stesse andando al proprio posto.
Una sera mentre cenavo, da sola, qualcuno venne a farmi visita. Sulla porta c'era Daniele. Non l'aveva più visto dal confronto con Martina
“Cosa vuoi?” - chiesi
“Parlare con te...hai due minuti?”
“No!”
Chiusi la porta e ritornai alla mia cena ma il campanello non cessò di suonare. Lo ignorai e finalmente l'ospite indesiderato si arrese. Subito dopo mi arrivò un messaggio. Era Daniele
VOLEVO SOLO RINGRAZIARTI
DI PERSONA PER AVER PERMESSO
A MANUEL DI STARE CON MARTINA
FINO AL PARTO. SEI ECCEZIONALE
E CAPISCO LA SCELTA DI MANUEL
BUONA FORTUNA!
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