
LUCE
Ero arrivata al punto che non mi fidavo più di nessuno. E anche quell'ultimo messaggio fu cancellato come se non era mai apparso ai miei occhi. In questo periodo così fragile per me riuscivo a fidarmi solo di me stessa e di Manuel. Lui era un punto fonadamentale nelle mie giornate e nella mia vita. Presa dalla solitudine, sapendo che magari chiamandolo potevo disturbarlo, gli inviai un messaggio, semplice ma con il cuore
TI AMO...MI MANCHI!
La sua risposta arrivò dopo qualche minuto
TI AMO VITA MIA!
Ma nessun accenno alla mancanza.
Finì la mia serata dinnanzi alla tv. Ma non ero affatto interessata a quello che trasmetteva. Il mio pensiero era altrove, spento, vuoto. Ero una stupida. Nonostante passassi l'intera giornata con lui, la sera il vuoto era incolmabile. Spensi la tv e mi rassegnai ad andare a letto. Caddi in un sonno profondo. Ci pensò la sveglia, la mattina dopo, a svegliarmi. Mi preparai per andare a lavoro, dove arrivai puntuale alle 9. Manuel mi aveva dato un doppione della chiave d'ingresso del palazzo. Entrai e vidi che la porta del suo ufficio era chiusa mentre solitamente era aperta e lui mi aspettava per prendere un caffè insieme. Ma oggi era chiusa. Era già nel pieno del suo lavoro. Mi misi a lavoro nel mio ufficio, cercando di non fissare la porta dinnanzi a me, che dava al suo ufficio., sopprimendo quella voglia di correre da lui.
Erano le 11.30 e lui ancora non era uscito. Gli scrissi un messaggio veloce
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2 MINUTI PER SALUTARE
Attesi inutilmente una risposta che non arrivò. Iniziai a spazientirmi così mi feci coraggio e feci capolino nel suo ufficio. Fui sorpresa quando entrai e non lo trovai. L'ufficio era rimasto vuoto tutta la mattina. Ma come era possibile? Non era a lavoro e non aveva cercato in nessun modo di mettersi in contatto con me. Iniziai seriamente a preoccuparmi. Tornai nel mio ufficio, presi il mio telefono e provai a chiamarlo. Niente. Segreteria. Ma cosa stava succedendo? Che fine aveva fatto Manuel?
Provai a chiamare Alexis per sapere se aveva notizie e fu da lei che seppi che Manuel aveva passato la notte in ospedale con Martina ed era li tutt'ora. Martina e Manuel stavano per diventare genitori. Chiusi la telefonata e mi sentì sprofondare. Perchè si era messo in contatto con lei e con me no? Cercai di razionalizzare il tutto ma non c'era una sola giustificazione al suo comportamento.
Restai in ufficio a svolgere il mio lavoro per tutta la giornata, senza ricevere alcuna notizia ne da lui ne da Alexis. Io non cercai più di contattarlo.
Tornai a casa, mi cambiai e mi apprestai a preparare la cena.
Erano circa le 23 quando qualcuno bussò alla mia porta. Dietro c'era Manuel in uno stato pietoso. Due occhiaie, la barba non fatta e i capelli in disordine, la camicia fuori dai pantaloni. Il mio primo istinto fu di chiudergli la porta e lasciarlo fuori ma lui la bloccò con un piede
“Posso entrare?”
“Cosa vuoi Manuel? Ho cercato di mettermi in contatto con te per tutto il giorno...dovevo scoprire da tua sorella che stava nascendo tua figlia?”
“Mi dispiace...non sapevo cosa dirti e come l'avresti presa!”
“Primo o poi sarebbe arrivato questo momento...lo sapevamo!”
“Mi fai entrare o vuoi parlarne alla porta! Ti prego sono esausto!”
“Va da tua figlia, Manuel...lasciami in pace...il mese non è terminato!”
“La devi fare ancora lunga o posso entrare?”
Forzò la mia presa sulla porta e riuscì ad entrare in casa e a chiudersi la porta alle spalle
“Volevo starti accanto in questo momento e tu me l'hai tenuto nascosto!” - dissi all'improvviso
“E io non ti volevo lì!”
“Come prego?”
Quelle parole furono un taglio lancinante alla mia anima e al mio povero cuore
“E' abbastanza dura per me sapere di non poter dare a mia figlia una famiglia piena d'amore, sapere di non poter vivere felici sotto lo stesso tetto, perdermi tutti i momenti più importanti della sua vita. E se tu eri li avrei dovuto affrontare anche il tuo dolore. So benissimo che non è facile nemmeno per te accettare il fatto che io sia diventato padre da un'altra donna che non sia tu...la mia Helen!”
Fu in quel momento che capì tutto. Era terrorizzato al pensiero che io scappassi nel momento in cui assistevo alla nascita della loro figlia. Stava proteggendo me! Noi!
Mi avvicinai e mi avvinghiai a lui. Mi strinse forte al suo petto. Riuscivo a sentire la sua stanchezza e angoscia attraverso quell'abbraccio.
“Parlami di lei! Com'è?”
“E' perfetta, Helen! È bellissima come la mamma! L'ha voluta chiamare Luce! La luce che ha portato nella sua vita ha detto!”
Chiusi gli occhi cercando di spingere dietro le lacrime e lui continuò nel suo racconto.
“Non credevo si potesse provare una gioia immensa. Quando l'hanno messa tra le mie braccia, mi sono sentito perso ma nello stesso tempo ero l'uomo più felice del mondo!”
“I tuoi genitori lo sanno?”
“Li ho chiamati questa mattina. Arrivano domani. È successo tutto così velocemente...ieri sera Manrtina stava poco bene, aveva contrazioni troppo forti così l'ho portata in ospedale e oggi alle 17.57 è nata Luce. Ha avuto un parto molto difficile e io non mi sono staccato da lei per un attimo. Mi ha dato una gioia enorme oggi. Sono venuto qui anche per parlarti di una cosa”
“Vuoi lasciarmi?” - chiesi a bruciapelo
“Smettila di pensarlo! Voglio comprare questa casa per Martina e mia figlia!”
“Scusa e io? Non posso vivere con loro!”
“Tu vieni da me....e loro qui avranno la loro privacy e indipendenza e Martina non dovrà pensare all'affitto e noi potremo finalmente iniziare la nostra vita...che ne pensi?”
“Fammi riprendere fiato....vuoi che venga a vivere da te?”
“Certo Helen...marito e moglie vivono sotto lo stesso tetto!”
“Ma noi non siamo ancora sposati!” - puntualizzai
“E' solo questione di tempo...anzi per essere precisi di settimane!”
“Co...saaaa?”
“Volevo aspettare per dirtelo....ma dato che siamo qui.....ho organizzato le nostre nozze per avere la certezza che era tutto reale... sarà tutto una sorpresa per te... voglio solo che tu vada in questo atelier e scegli l'abito dei tuoi sogni e poi ti presenti in chiesa il 15 ottobre alle 11 e poi sarai mia moglie! - disse porgendomi il biglietto da visita dell'atelier
“Tu sei pazzo!”
“Di te amore mio!”
Non so come ma mi ritrovai distesa sul divano sotto di lui. E le sue mani e la sua bocca erano dappertutto sul mio corpo.
“Non devi tornare in ospedale?” - chiesi tra un bacio e l'altro
“No...voglio stare con te adesso!”
La nostra prima notte di libertà fu un continuo e un mix di passione e piacere. Era come se qualcosa si fosse liberato in noi, e adesso eravamo liberi di esprimere il nostro amore. Per la prima volta Manuel non accennò a fermarsi mentre era nel momento di piacere assoluto e non stava usando protezioni. Questo mi fece sussultare e lo bloccai quando lo sentì liberarsi in me.
“Manuel?”
“Schhh...Helen...tra due settimane sarai mia moglie!”
Il momento era stato rovinato. Lo spinsi via da me e mi rintanai in bagno. Come osava prendere queste decisioni, senza informarmi prima. Era il mio corpo. La mia vita. Non poteva decidere e basta. Era una decisione che dovevamo prendere insieme. Non sono pronta ad un'altra condivisione. Voglio godermi lui e il nostro amore. Era deciso. Avrei preso la pillola.
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