domenica 16 giugno 2013

22' CAPITOLO - AMORE






“Helen! Helen! Apri questa porta!”

Era un'ora che Manuel continuava a sbraitare dietro la porta del bagno dove mi ero rifugiata dopo il nostro amplesso. Ero furiosa e non volevo avere a che fare con lui in quel momento.

“Va via! Lasciami in pace!”
“Smettila! Esci da questo cazzo di bagno!”

Andai alla porta la aprì e quando lui vide il mio volto innondato di lacrime mi prese tra le sue braccia e mi strinse. Nel frattempo lui si era rivestito con i soli jeans dato che la sua camicia me l'ero infilata io prima della mia fuga in bagno.

“Cosa ti spaventa, amore?” - mi sussurrò
“La tua smania di controllo su tutto, di impartire ordini, di non rendermi partecipe di niente!”

Mi allontanò per un attimo da lui e mi scrutò con gli occhi

“Perchè ho deciso di organizzarti un matrimonio da favola!”
“Oh...non fare il finto tonto...sai che non è a quello che mi riferisco!” - urlai
“E allora qual'è il problema? Perchè io proprio non capisco!”
“Ah no?”
“No!” - ribattè lui
“Non hai usato protezioni Manuel!”
“E qual'è il problema? Ci stiamo per sposare cazzo!”
“So cosa stai cercando di fare!”
“Davvero? Allora illuminami perchè davvero non c'era un secondo fine! La fai lunga su ogni cosa, Helen!”
“Tu vuoi farmi dimenticare il fatto che sei appena diventato padre da un'altra donna mettendo al mondo un altro figlio! Non funziona così! Deve essere voluto! Non ordinato e basta!”

Manuel non rispose, ma capì dal suo sguardo che avevo ragione. Avevo centrato l'obbiettivo. Stavo portando a galla tutte le sue paure. Per lui non basta avermi messo un anello al dito o sposarmi tra due settimane. Voleva di più. Voleva ripagare la sofferenza di quel primo figlio. Voleva che io dimenticassi. Ma la vita reale non è questa. La vita reale è accettare il passato, affrontare il presente e sperare nel futuro. Dovevo trovare la parole giuste per affrontarlo. Fargli capire che stava sbagliando tutto. Così ci avrebbe portato al risultato opposto. Mi avvicinai, gli presi il volto tra le mani e lo guardai a lungo prima di parlare

“Io non vado da nessuna parte! Lo vedi questo anello? È una promessa che io non intendo rifiutare! Pensi che basti mettermi incinta per dimenticare il passato? Noi siamo dove siamo grazie a quel passato...abbiamo rafforzato giorno dopo giorno, grazie a quella nuova vita, il nostro amore...perchè mai dovrei cancellarla adesso? Io ti amo, sono qui! Ma devi darmi la possibilità di essere partecipe delle decisioni che riguardano entrambi...solo tu puoi allontanarmi da te!”
“Andrai via....lo so...”
“Perchè lo pensi? Credi che invece un figlio possa legarci? Tu in questo momento dovresti essere con Martina, invece sei qui con me...significherà qualcosa o no?”
“Ieri sera ero l'uomo più felice di questo mondo...ma dentro mi odiavo...avevo avuto quella grande gioia da una donna che non era la MIA DONNA!”
“E hai pensato di rimediare! Ma non funziona così! Arriverà anche il nostro momento...ma non è questo!”
“Ti andrebbe di venire con me a vederla?”
“Certo! Muoio dalla voglia di conoscerla...ma devi darle il giusto spazio...adesso Luce merita di stare al centro dell'attenzione e non sarà un altro figlio a metterla da parte! Lo capisci questo?”
“Quindi avremo anche noi la nostra famiglia?”
“Perchè sei così sorpreso? Certo che lo voglio...ma non adesso...dai il giusto spazio a tua figlia!”
“Sai una cosa? Io non ti merito...me lo ripeto tutte le volte...e tu puntualmente mi sorprendi! Darti quel bacio anni fa è stata la cosa più sensata che abbia fatto in vita mia...oltre a chiederti di diventare mia moglie!”

Mi strinsi a lui e lo baciai. Occhi negli occhi, pelle contro pelle. Quel contatto era quello di cui avevamo bisogno dopo quello che ci eravamo appena detti. La voglia di noi non era diminuita, anzi. Era aumentata. Si era rafforzata. Ci ritrovammo ancora a letto. E questa volta Manuel usò precauzioni. Ero io adesso ad essere al settimo cielo. Tra due settimane sarei diventata la Signora Cooper. Il mio sogno si stava realizzando e tutto grazie a questo meraviglioso uomo steso qui il mio fianco e che mi stringeva tra le sue braccia, in gesto di possesso. Ero sua. E lo stava dimostrando in tutti i modi.

Il mattino seguente quando mi svegliai Manuel non era al mio fianco. Scesi dal letto e andai di sotto per fare colazione. Lui era già li, pronto per uscire.

“Buongiorno piccola!” - mi venne incontro e mi baciò
“Mmmm...mi ci potrei abituare ad un buongiorno così!” - lo stuzzicai
“E io potrei abituarmi ad una notte così!” - mi sorrise
“Vai da qualche parte?”
“Vado in ospedale...tu ci vieni?”
“Vorrei fare delle cose prima...ti raggiungo li dopo!”

Ci salutammo e io andai a prepararmi. Dovevo passare prima in farmacia e poi avrei fatto un salto all'atelier che mi aveva consigliato Manuel. Ero troppo eccitata all'idea di scegliere il mio abito.

Alle 11 ero pronta per entrare in ospedale. Ero passata in atelier poco prima e avevo preso appuntamento per il pomeriggio per scegliere l'abito. Erano già stati informati in tempo da Manuel per poter realizzare un abito con così poco preavviso. Aveva sicuramente sborsato una grossa cifra, dato che erano tutti troppo gentili con me.

Ero fuori alla stanza 22 dove era ricoverata Martina. Me l'aveva indicata Manuel la mattina prima di andare via. Ero ancora indecisa se entrare o meno. Il cuore mi batteva all'impazzata. Non so come avrei reagito alla vista di quella piccola creatura. Mi feci coraggio e mi affacciai. C'era Martina a letto e Manuel seduto al suo fianco con la bambina tra le sue braccia. Strinsi gli occhi, cercai di buttare dietro quell'immagine ed entrai

“Ciao!” - salutai
“Helen....ciao!” - salutò Martina - “Vieni qui!”

Mi avvicinai mentre Manuel si alzava per farmi vedere quel piccolo essere tra le sue braccia. Aveva ragione lui ieri. È perfetta. È un incanto. Manuel mi fece coraggio e me la posò tra le braccia. Ma quello che mi fece venire le lacrime agli occhi , furono i suoi occhi, il suo sguardo. Non l'avevo mai visto nemmeno nei nostri momenti migliori. Era qualcosa di più. Quando stava con la figlia i suoi occhi brillavano. Era pieni di luce. Lei era la sua Luce.
Restai un po' li con loro ma poi con una scusa mi divincolai. Non potevo restare un secondo di più. Avevo superato i miei limiti. Erano momenti loro e che mi piaceva o no dovevo restarne fuori. Salutai e andai via.
Per strada le lacrime che avevo trattenuto in quella stanza, ebbero il via libera e presero a scorrere sul mio volto. Quella scena sarebbe rimasta a vita dentro di me. Quando arriverà, nostro figlio sarà sempre il secondo e non potrò avere l'onore di vedere quegli occhi ancora.

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